HEALiade – Ride4Hope – I NOSTRI TESTIMONIAL

Ecco a voi gli straordinari testimonial della nostra avventura epica e solidale!

Nicola Ventola

Marta Zoffoli

Caparezza

Lino Guanciale

Enrico Brignano

Piotta

Simone Perrotta

Vittorio Brumotti

Elena Santarelli

Diego Galeri

Michele Riondino

Lele Spedicato

Joan Mir e Alex Rins – Team Suzuki Ecstar




HEALiade – Ride4Hope approda a LECCE

 

Condividiamo una nota dell’Ufficio Stampa del Comune di Lecce relativamente alla nostra ultima tappa pugliese di domani (mercoledì 2 Settembre 2020) ed all’evento del giorno 3 Settembre 2020 in ricordo di Matteo Gentile

 

Arriva a Lecce Healiade, il CicloTour in Puglia, per la ricerca sui tumori cerebrali in età pediatrica

 

Giunge a Lecce mercoledì 2 settembre alle ore 13 in Piazza Sant’Oronzo HEALiade/Ride4Hope, il percorso in più tappe in bicicletta lungo 400 km attraverso la Puglia compiuto da tre papà, Simone De Biase, Antonio Divella e Andrea Gentile, gambe forti e i loro piccoli nel cuore.

Una tappa, quella leccese, segnata dal commosso e profondo ricordo del piccolo Matteo Gentile, il cui papà Andrea ha deciso di onorare pubblicamente donando alla città gli alberi che saranno piantumati nell’ultimo parco cittadino in ordine di costruzione, il parco Rina Durante in Via Biasco.

HEALiade/Ride4Hope – recita la nota della Fondazione Heal, organizzatrice dell’iniziativa, “è un viaggio epico, accompagnato dalla tempesta nel cuore, ma il coraggio nelle gambe, nei polsi e nel cervello che promuove la raccolta fondi ‘Adotta un Km per la ricerca’ ospitata su la ‘Rete del dono’ a sostegno della campagna voluta da Fondazione Heal per lo sviluppo di un programma di Neuro-riabilitazione postoperatoria”:

https://www.retedeldono.it/it/progetti/fondazione-heal/healiade-ride4hope-puglia-tour-2020

  • Mercoledì 2 settembre alle 13 sarà il sindaco Carlo Salvemini ad accogliere Simone De Biase e Andrea Gentile in Piazza Sant’Oronzo, per dare loro il benvenuto e rilanciare la campagna della Fondazione Heal anche nella nostra città;
  • Giovedì 3 settembre alle 10.30 il sindaco e i due papà ciclisti della Fondazione Heal si muoveranno insieme in bicicletta dalla piazza per raggiungere il parco Rina Durante, in via Attilio Biasco. Qui alle ore 11.00 saranno piantumati 8 alberi di melograno e 1 “falso pepe” in ricordo di Matteo Gentile.

I signori giornalisti sono invitati a partecipare.

 

 

Per approfondire i progetti e le attività della Fondazione Heal: https://www.progettoheal.com/

 

Sul progetto HEALiade: https://www.progettoheal.com/healiade-r4h/

 

 

 




UNA CANOTTA TUTTA PUGLIESE A FAVORE DELLA RICERCA SUI TUMORI IN ETÀ PEDIATRICA

 

Riportiamo, di seguito, il Comunicato Stampa del brand TAP-IN in cui viene presentata la bellissima canotta creata ad hoc dall’azienda di abbigliamento sportivo, in collaborazione con GILLETTE e con la speciale supervisione del nostro campione del cuore CHRISTIAN VIERI, in occasione di HEALiade – Ride4Hope: un’indimenticabile avventura solidale attraverso le terre pugliesi, all’insegna della ricerca, a difesa della vita!

 

Una  canotta raffigurante la Puglia per la ricerca sui tumori cerebrali in età pediatrica. Tap-in sposa HEALiade/Ride4Hope, iniziativa messa in campo da Progetto-Heal, che consiste in un percorso di 400 km compiuto da due papà, Simone De Biase e Andrea Gentile, al fine di raccogliere 100mila euro a sostegno della loro missione.

Il prodotto, messo in vendita da Tap-in per volere del comune denominatore del progetto solidale, Christian Vieri e sostenuta da Gillette con la collaborazione di KeepON Live e XO La Factory, sarà indossata dagli atleti e donata al testimonial di giornata, per sensibilizzare e stimolare azioni solidali in campo neurologico-pediatrico.

I proventi della vendita della canotta, già acquistabile online sul sito https://www.tap-in.it/it/shop/  saranno devoluti interamente in beneficenza. L’indumento è stato concepito con la volontà di omaggiare la Puglia in tutte le sue sfaccettature, con il blu del mare e l’arancio a simboleggiare l’energia positiva della terra, mettendo in risalto il claim delle aziende che sostengono il progetto.

“Il nostro grande motivatore e connettore è stato Christian Vieri – ha commentato il founder di Tap-in, Nicolò Trisciuzzi – un amico dal cuore grande, sempre disponibile e generoso, in particolare di fronte a iniziative benefiche di questo tipo. Da anni collaboriamo assieme nella creazione delle collezioni per la Bobo Summer Cup, grazie alla quale ogni anno doniamo parte del ricavato ad Heal.
La canotta è l’interpretazione creativa della nostra terra, un vero e proprio omaggio concepito proprio per l’iniziativa “Healiade”. Abbiamo scelto il blu e l’arancio, che richiamano il nostro mare e la nostra terra, colori che richiamano all’energia e alla positività. Sono i valori che da sempre questa terra ci ha propinato e che vogliamo portare nel viaggio del nostro brand”.

Il viaggio seguirà queste tappe

  • 25 Agosto / da Vieste a Manfredonia. 54km
  • 26 Agosto / da Manfredonia a Barletta. 55km
  • 27 Agosto / da Barletta a Molfetta. 33km
  • 28 Agosto / da Molfetta a Bari. 35km
  • 29 Agosto / da Bari a Santeramo in Colle. 43Km
  • 30 Agosto / da Santeramo in Colle a Polignano a Mare. 53km
  • 31 Agosto / da Polignano a Mare a Ostuni. 48km
  • 1 Settembre / da Ostuni a Brindisi. 43km
  • 2 Settembre / da Brindisi a Lecce. 39KM

“La Puglia è uno dei luoghi in cui alberga il nostro cuore ormai da diversi anni – ci racconta Simone De Biase, uno degli atleti che parteciperà alla Ride4Hope nonché segretario di Progetto Heal – soprattutto grazie al sostegno che abbiamo sempre ricevuto da istituzioni come, ad esempio, il Comune di Lecce che non smetteremo mai di ringraziare abbastanza per averci coinvolti nel Festival delle Conversazioni sul Futuro grazie all’impegno di Gabriella Morelli ed a Pierpaolo di CoolClub. Un pensiero doveroso va ai tanti artisti pugliesi che hanno donato un importante contributo umano e artistico realizzando il brano “Sui Generis” e dedicato alla lotta contro il DIPG: Caparezza, MadMan, Murubutu, Dopa, Inoki, Cesko, S.Sylvestre, Nandu Popu, Carolina Bubbico, Raissa Del Prete, Lele dei Negramaro, Manu Funk, La Municipal.

È importante menzionare il brand Tap-in legato alla figura di Christian Vieri e citare realtà importanti quali: XO La Factory, Brindisi Derby del Cuore, Puglia Creativa e l’Antica Tipografia Portoghese, nella persona di Francesca Portoghese. Ricordiamo, inoltre, che alcuni componenti del nostro Comitato Scientifico sono pugliesi come, ad esempio, le dottoresse Angela Mastronuzzi e Mara Vinci dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma o la dottoressa Raffaella Messina del Policlinico di Bari. L’idea iniziale era di dare vita ad una partita del cuore a Lecce ma, purtroppo, gli avvenimenti legati al Covid-19 ci hanno impedito di realizzarla. Da lì, quasi per caso, grazie al volere di Andrea Gentile, amico prezioso della nostra realtà, membro del Comitato d’Onore della Fondazione e papà di Matteo (un bimbo che ci sta a cuore e che, purtroppo, da pochi mesi è venuto a mancare a causa di un DIPG), è nata l’idea di metterci in viaggio lungo un percorso che percorrerà le meravigliose terre pugliesi che fonde amicizia, condivisione e solidarietà. All’interno del percorso prenderanno parte anche altri due papà, legati dalla stessa esperienza del dolore ed a cui siamo particolarmente legati: Antonio Divella (anch’egli membro del Comitato d’Onore) e Guido Troianelli. Seguendo la scia lasciata da Matteo, abbiamo deciso di metterci in viaggio affinché la vita possa essere costantemente preservata dal fuoco ardente della ricerca. Condividere la strada, insieme, ci aiuterà a testimoniare che la vita è un percorso che va vissuto a pieno, esperito e donato, con gentilezza e coraggio, alle generazioni che verranno. Confidiamo che chiunque accompagnerà questa nostra avventura potrà allenarsi a guardare al futuro con occhi aperti!”.

 

Ufficio Stampa Tap-in

g.labbate@networkdistribution.it

327/6891325

 




BOBO, GILLETTE E TAP-IN PER HEALiade – Ride4Hope

 

HEALiade – Ride4Hope: non c’è estate senza Bobo, sport, amicizia e solidarietà!

 

In un anno così complesso dal punto di vista sanitario e sociale, la nostra estate si tinge di una luce speciale che nasce dal profondo amore del campione Christian Vieri per le nostre attività solidali.

Sono ormai diversi anni che la figura di Christian Vieri rappresenta, per la nostra realtà, un esempio di perseveranza, professionalità, tenacia e spirito solidale: elementi che albergano in un cuore grande che non ha mai smesso di battere forte, sul campo da gioco e nella vita quotidiana, con la certezza che difendere il diritto alla vita di tanti piccoli pazienti sia, davvero, il momento principale di un progetto di futuro che ci accingiamo a costruire grazie alla ricerca scientifica.

Purtroppo, quest’anno, a causa delle misure precauzionali anti COVID-19, il consueto appuntamento con l’ormai famosa BOBO SUMMER CUP è stato sostituito da una campagna solidale che Bobo ha voluto innescare con il prezioso contributo dei brand GILLETTE e TAP-IN.

In via del tutto eccezionale ed in occasione del nostro tour pugliese all’insegna della solidarietà e dell’amicizia: HEALiade – Ride4Hope (https://www.progettoheal.com/healiade-r4h/), il nostro campione del cuore, in collaborazione con l’azienda GILLETTE ed il brand TAP-IN, ha voluto realizzare delle specialissime canotte ad hoc disponibili presso lo shop online del brand di abbigliamento sportivo: https://www.tap-in.it/it/shop/.

Non smetteremo mai di ringraziare Christian Vieri per averci accolto nel suo cuore e nei suoi pensieri, specialmente in un periodo della nostra storia in cui la gentilezza ed il coraggio sono ingredienti indispensabili e necessari per poter affrontare il futuro ad occhi aperti, con determinazione e senza alcun timore.

HEALiade – Ride4Hope si correda, quindi, di grandi novità, perché solo da animi speciali possono nascere nuove e possibili visioni di futuro.

 

LINK AI VIDEO PROMO: https://youtu.be/OjB1AhexIeo

https://youtu.be/e-DW3YyBPvY

 

UFFICIO STAMPA

FONDAZIONE HEAL

Responsabile Comunicazione

Salima Venditti

+39 3913536913

ufficiostampa@progettoheal.com

www.progettoheal.com

https://www.instagram.com/progettoheal/

https://www.facebook.com/fondazioneheal/

LE TAPPE

  • 25 Agosto / da Vieste a Manfredonia. 54km
  • 26 Agosto / da Manfredonia a Barletta. 55km
  • 27 Agosto / da Barletta a Molfetta. 33km
  • 28 Agosto / da Molfetta a Bari. 35km
  • 29 Agosto / da Bari a Santeramo in Colle. 43Km
  • 30 Agosto / da Santeramo in Colle a Polignano a Mare. 53km
  • 31 Agosto / da Polignano a Mare a Ostuni. 48km
  • 1 Settembre / da Ostuni a Brindisi. 43km
  • 2 Settembre / da Brindisi a Lecce. 39KM

 

 




HEALiade – Ride4Hope

 

CicloTour in Puglia, per la ricerca sui tumori cerebrali in età pediatrica

25 Agosto – 3 Settembre 2020

 

Un percorso in bicicletta lungo 400km, compiuto dal fondatore, due rappresentanti del comitato d’Onore e da un volontario di Fondazione Heal, dieci tappe da Vieste a Lecce per un progetto sostenuto da Gillette e Tap-In con la collaborazione di KeepON Live e XO La Factory, per sensibilizzare e stimolare azioni solidali a sostegno della ricerca in campo neuro-oncologico pediatrico.

Una raccolta fondi “Adotta un Km” a sostegno della campagna per lo sviluppo di un programma di Neuro-riabilitazione post Operatoria. L’Obiettivo è raccogliere 100.000,00 Euro, ad aiutarci avremo tantissimi testimonial che durante il viaggio interverranno a sostegno della nostra missione.

 

L’estate 2020 si tinge di speranza, di epicità, di avventura!

Ecco a voi il PROGETTO HEALiade che segna un momento importante nel panorama delle attività solidali che caratterizzano l’estate 2020 della Fondazione Heal!

HEALiade è un VIAGGIO di sensibilizzazione verso l’importante tematica della ricerca in campo neuro-oncologico pediatrico.

HEALiade è un PERCORSO green e sostenibile in bicicletta attraverso le bellissime terre pugliesi che partirà da Vieste fino ad arrivare a Lecce e che permetterà ai partecipanti di poter assaporare, gustare ed osservare le meraviglie della cultura locale.

HEALiade è RICERCA, perché la conoscenza può salvare il nostro mondo, sempre, in ogni istante ed il viaggio che ci accingiamo a compiere sarà totalmente all’insegna della ricerca, del sapere, della conoscenza profonda.

HEALiade è RACCOLTA FONDI perché all’interno del percorso si riserverà un’attenzione particolare nel reperire fondi che alimentano e forgiano le armi del sapere e della ricerca stessa.

HEALiade è AMORE verso medici e ricercatori che, ogni giorno, dedicano la loro vita, con applicazione e professionalità, al raggiungimento di obiettivi concreti di cura, perché il futuro dei nostri piccoli pazienti è nelle mani di tutti noi.

HEALiade è SPERANZA, perché la speranza è, in verità, un percorso di conoscenza profonda. La speranza è un allenamento che necessita di sforzo e applicazione perché la speranza è un viaggio interminabile che si alimenta di respiro, di vita. Senza la speranza non potremo mai essere determinati, insieme, per guarire.

HEALiade è la testimonianza di un’amicizia che, attraverso la condivisione di una profonda esperienza del dolore reciproca, si trasforma in un’AVVENTURA, unica ed indimenticabile. La nostra avventura è una corsa all’insegna della condivisione e della diffusione del nostro messaggio solidale.

HEALiade è un’EMOZIONE che ci accompagnerà per l’intero percorso da Vieste a Lecce.

HEALiade è tutto questo e tanto, tanto altro ancora.

Occorre mettersi in viaggio e correre, incessantemente, senza mai fermarsi.

Occorre perseverare, insistere, impegnarsi affinché il futuro non sia solo uno sterile racconto o una promessa vana.

Il futuro è nelle mani, nei piedi, negli occhi, nello sguardo, nella testa e nel cuore di ognuno di noi.

Ringraziamo di vero cuore i Comuni e le Città pugliesi che verranno attraversate dalla nostra carovana ciclistica.

Ringraziamo, inoltre, tutti gli animi gentili che si uniranno a noi per portare avanti, con gentilezza e coraggio, questa importante avventura solidale.

Infine, un ringraziamento davvero speciale va ai nostri sponsor: TAP-IN BRAND e GILLETTE ed ai nostri partner: XO LA FACTORY e KEEPON LIVE per aver supportato, accolto e amato il nostro progetto.

 

“[…] Quel giorno, non so proprio perché decisi di andare a correre un po’, perciò corsi fino alla fine della strada, e una volta li pensai di correre fino la fine della città, pensai di correre attraverso la contea di Greenbow, poi mi dissi, visto che sono arrivato fino a qui tanto vale correre attraverso il bellissimo stato dell’Alabama, e così feci. Corsi fino all’oceano e una volta lì mi dissi, visto che sono arrivato fino a qui, tanto vale girarmi e continuare a correre, quando arrivai a un altro oceano, mi dissi, visto che sono arrivato fino a qui, tanto vale girare di nuovo e continuare a correre […]”

(dal film Forrest Gump di Robert Zemeckis, 1994)

https://youtu.be/OjB1AhexIeo

Donate: /www.retedeldono.it/it/onp/fondazione-heal

 

English Version:

HEALiade – Ride4Hope

CycleTour in Puglia for pediatric brain tumor research

August 25 – September 3, 2020

 

A 400km bike ride, made by the founder, two representatives from the Honorary Committee and a volunteer from the Heal Foundation, ten stops from Vieste to Lecce for a project supported by Gillette and Tap-In with the collaboration of KeepON Live and XO La Factory, to raise awareness and stimulate solidarity work in support of pediatric neuro-oncology research.

The “Adopt a Km” fundraiser will support the campaign for the development of a post-operative Neuro-rehabilitation program. The goal is to collect 100,000.00 Euros with the assistance of many testimonials who will help us during this trip in support of our mission.

 

Summer 2020 is tinged with hope and epic adventure!

HEALiade PROJECT marks an important moment in the panorama of solidarity activities that characterize the Heal Foundation’s summer 2020!

HEALiade is a JOURNEY to raise awareness of the important research topic in the pediatric neuro-oncological field.

HEALiade is a green and sustainable cycling ROUTE through the beautiful Apulian lands that will start from Vieste up to Lecce and will allow participants to savor, taste and observe the wonders of the local culture.

HEALiade is RESEARCH, because knowledge can always, in every moment, save our world. The journey we are going to make will be completely dedicated to research, deep knowledge.

HEALiade is FUNDRAISING because special attention will be paid within the path to finding funds that feed and forge the weapons of knowledge and research itself.

HEALiade is LOVE towards doctors and researchers who every day dedicate their lives with professionalism, to achieve concrete goals for treatment, because the future of our little patients is in the hands of us all.

HEALiade is HOPE, because hope in truth, is a path of deep knowledge. Hope is a workout that requires effort and practice because it is an endless journey that feeds on the breath of life. Without hope, we can never be determined together to heal.

HEALiade is the testimony of a friendship, through the sharing of a profound experience of mutual pain, is transformed into an ADVENTURE, unique and unforgettable. Our adventure is a race in the name of sharing and spreading our solidarity message.

HEALiade is an EMOTION that will go with us on the entire journey from Vieste to Lecce.

HEALiade is all this and much, much more.

You have to travel and run incessantly, without ever stopping.

We must persevere, insist, commit ourselves so that the future is not just a sterile story or a empty promise.

The future lies in the hands, feet, eyes, minds and hearts of each of us.

We sincerely thank the municipalities and cities of Puglia that will be crossed by our cycling caravan.

We also thank all the kind souls who will join us to carry on, with kindness and courage, this important solidarity adventure.

Finally, a very special thank you goes to our sponsors: TAP-IN BRAND and GILLETTE and to our partners: XO LA FACTORY and KEEPON ​​LIVE for supporting, welcoming and loving our project.

“That day, for no particular reason, I decided to go for a little run. So I ran to the end of the road. And when I got there, I thought maybe I’d run to the end of town. And when I got there, I thought maybe I’d just run across Greenbow County. And I figured, since I run this far, maybe I’d just run across the great state of Alabama. And that’s what I did. I ran clear across Alabama. For no particular reason I just kept on going. I ran clear to the ocean. And when I got there, I figured, since I’d gone this far, I might as well turn around, just keep on going. When I got to another ocean, I figured, since I’d gone this far, I might as well just turn back, keep right on going.”

(Forrest Gump, a Robert Zemeckis film, 1994)




L’avventuroso destino

Ulisse, Itaca, il viaggio, la ricerca: andata e ritorno

 

In una delle strofe più rappresentative del brano Odysseus tratto dall’album Ritratti del 2004, Francesco Guccini scrive:

“[…]Ma nel futuro trame di passato / si uniscono a brandelli di presente, / ti esalta l’acqua e al gusto del salato / brucia la mente / e ad ogni viaggio reinventarsi un mito / a ogni incontro ridisegnare il mondo / e perdersi nel gusto del proibito / sempre più in fondo […]”.

In questi versi, all’interno dei quali s’esala un anelito di malinconica contemplazione del senso stesso del viaggio che si pone, per l’eroe omerico, come processo attraverso cui la mente arde e brucia di una forza oscura, si viene ad evidenziare un’area tematica tanto affascinante quanto problematica: l’avventuroso destino della ricerca. La ricerca è un tentativo picaresco di ridisegnare i contorni del mondo, un istinto a perdersi in qualcosa che è custodito in scrigni proibiti, ma che necessita di essere riportato in vita attraverso un’immersione di natura “errante”, perché tutto ciò che vive nelle profondità della conoscenza ha bisogno di essere ricondotto alla luce della superficie, in un’esperienza dinamica dal basso verso l’alto, un viaggio di estrema e titanica pulsione innovativa. Questa speciale tipologia di forza non può non ricordare, per profonde analogie, la straordinaria sequenza con cui si apre il film Il Petroliere per la regia di Paul Thomas Anderson (2007) – una delle sequenze più amate da Quentin Tarantino – in cui il personaggio di Daniel Plainview, interpretato magistralmente da un Daniel Day-Lewis “ulisside” ed al massimo delle proprie abilità attoriali, si accanisce contro la roccia, sospeso lungo una profonda cava oscura, grondante sangue e sudore, nel tentativo di estrarre l’oro nero attraverso una resa artistica da manuale ed oscillante a metà tra la prevaricazione, l’avidità, l’ossessione, l’ambizione ed una violentissima forza di volontà.

Per “estrarre” ci si accanisce con le unghie e con i denti, al fine di portare alla luce qualcosa che sia innovativo per il mondo, perché ogni atto di ricerca non è altro che una forte spinta estrattiva, stimolata da una sana ossessione verso l’oggetto di indagine che viene declinato e scisso in tutte le proprie componenti costitutive, perché “estrarre” significa anche, a volte, espropriare, dilapidare, defraudare, scarnificare, ridurre all’osso qualcosa che necessita un profondo esercizio di conoscenza interno, approfondito ed essenziale.

È questa forza estrattiva che veicola l’istinto della ricerca intesa come “strumento essenziale” per forgiare una nuova idea di “avvenire”, in tutte le proprie diverse declinazioni: artistica, letteraria, scientifica. Ed è proprio nelle evoluzioni e nei processi della ricerca scientifica che viene ad imporsi una possibile idea di futuro: “possibile” in quanto tangibile conquista che, interpretabile come cesura tra passato e futuro, scardina ed innova, perfeziona e migliora, teorizza e mette in pratica, preserva e salva dalla scomparsa, dall’oblio, dalla morte. Obiettivo principale di ogni atto di ricerca scientifica è, pertanto, il desiderio “ulisside” di uno smarrimento catartico all’interno di un processo infinito, continuo, che pulsa ed irradia innovazione, possibilità, scoperta. In una parola: futuro. Si dice spesso, quotidianamente e con fare da slogan: “la ricerca è il futuro”, oppure “il futuro è nella ricerca”.

La ricerca potrebbe essere evidenziata dall’aggettivo “futura”, un termine che non può non rimandare ad alcuni celebri versi di Lucio Dalla che, nel brano Futura del 1980, canta:

“[…] E chissà come sarà lui domani / Su quali strade camminerà / Cosa avrà nelle sue mani, le sue mani / Si muoverà e potrà volare / Nuoterà su una stella […]”.

È un “folle volo” la ricerca scientifica: nasce, si irradia ed irraggia energia continua attraverso il viaggio, elemento generativo che spinge, nel nostro tempo, molti avventurosi ricercatori in campo scientifico – in modo particolare in campo medico – a continue peregrinazioni per il mondo, in aereo, in treno o “a nuoto sulle stelle” – volendo parafrasare Dalla – nel tentativo di arricchire lo scafo delle proprie navi di nuove competenze ed innovative idee che possano, davvero, generare futuro e speranze di vita. Quante, quante navi è possibile scrutare nel mare della conoscenza, osservarle vagare ed errare lungo prospettive continue, infinite, verso “orizzonti possibili”, tangibili, non così perennemente lontani ed irraggiungibili! Ci si potrebbe, dunque, domandare: esiste davvero un orizzonte, oppure si tratta solo di una utopia, di una favola che raccontano i vecchi lupi di mare ai bambini prima che li colga il sonno ed un altro lungo viaggio li attende, all’alba del nuovo giorno?

In questa prospettiva futura naviga a vele spiegate Progetto Heal, attraverso una missione che, dell’antico eroe cantato da Omero, conserva i tratti mitici di un istinto continuo a una spiccata ed incessante necessità di “viaggio”, inteso non solo come strumento di conoscenza, ma soprattutto come pura esperienza di trasmissione di conquiste che possano segnare tappe essenziali nella ricerca scientifica in campo neuro-oncologico pediatrico.

Il grande scafo della nave Heal continua ad ispirare e ad ospitare ricercatori avventurosi il cui destino è tentare di trovare strumenti aggiornati ed efficaci che possano assicurare a tanti piccoli combattenti la possibilità di tornare a “guardare la vita ad occhi aperti”, capovolgendo il bellissimo finale de Memorie di Adriano di Marguerite Yourcenar. Nel proprio viaggio, Progetto Heal ha fatto sì che tanti temerari, naviganti e navigati ricercatori sparsi per il mondo possano approdare, tornando, nella nostra Italia – un luogo, troppo spesso, inospitale per scienziati e ricercatori – facendo sì che la ricerca in campo neuro-oncologico pediatrico possa “tornare” a ridisegnare le traiettorie dello sguardo di quei piccoli pazienti che, nel reparto a loro dedicato dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesú di Roma, scrutano dai letti e dalle vetrate un futuro prossimo che non faccia più paura, perché la paura non può appartenere al futuro, esattamente come è possibile leggere nel finale di Futura:

“[…] Aspettiamo che ritorni la luce / Di sentire una voce / Aspettiamo senza avere paura, domani”.

Il veleggiare dei ricercatori sulla nave Heal è, quindi, un nostos, un viaggio di “ritorno a casa” su un’imbarcazione che traghetta ricchezze, tesori, competenze ed armi da guerra che possano contrastare un male sempre più debole, un nemico che, nel tempo, è divenuto progressivamente inerme, fiaccato, indebolito e, definitivamente, contrastato. È proprio attraverso il “ritorno” che questa nostra Italia può e deve tornare a popolarsi di competenze che scrivano un futuro noto, non più ignoto, che si possa guardare ad occhio nudo e non più al microscopio o attraverso una lente di ingrandimento, un futuro che possa vivificare se stesso grazie a un sapere ed a competenze specifiche e specialistiche non più disperse per il mondo, ma vicine, disponibili, reperibili e alla portata di tutti, in ogni momento. L’equipaggio della nave Heal è, appunto, la vera ricchezza che viene riportata a casa, oltre le tempeste, le arsure, le maree ed il mugghiare dei flutti, perché non c’è vento più propizio della vita stessa per navigare, col vento in poppa, verso la direzione esatta dove convergono i sogni, gli sguardi e le certezze: 

“[…] E andare in giorni bianchi come arsura, / soffio di vento e forza delle braccia, / mano al timone e sguardo nella pura / schiuma che lascia effimera una traccia; / andare nella notte che ti avvolge / scrutando delle stelle il tremolare / in alto l’Orsa e un segno che ti volge / diritta verso il nord della Polare. / E andare come spinto dal destino / verso una guerra, verso l’avventura / e tornare contro ogni vaticino / contro gli Dei e contro la paura. […]”.

Ivano Capocciama (Ufficio Stampa – Progetto Heal)




” La bellezza collaterale”

In laboratorio con la dottoressa Maria Vinci.

Oggi, 12 maggio, si celebra la mamma.
Ho pensato dunque, in questa speciale occasione di presentarvi una mamma straordinaria che da due anni lavora a fianco della nostra Associazione ed ha trasmesso a sua figlia l’amore per il proprio lavoro.
Mi trovo nella sede dell’Ospedale Bambino Gesù situata nella zona di Basilica San Paolo a Roma per incontrare Maria Vinci.
La dottoressa Vinci, che tutti chiamano affettuosamente Mara, è specialista in biologia cellulare e biotecnologie mediche, laureata in Italia, con dottorato e anni di ricerca all’esterno in Germania e poi in Inghilterra. Dal 2017 lavora presso il Bambino Gesù e da allora è entrata a far parte dello staff medico di Heal e, con grande orgoglio e soddisfazione, guida un gruppo di ricerca in campo neuro oncologico pediatrico.

Mara Vinci mi accoglie con entusiasmo e mi invita a visitare l’intero laboratorio dove ogni giorno, insieme al resto della sua equipe, conduce minuziose ricerche.
– E’ estremamente importante,- mi spiega – adottare sempre un lavoro di squadra; un ricercatore non è nessuno da solo, avere un team al proprio fianco è essenziale per raggiungere ottimi risultati.-
Entriamo dunque nelle numerose stanze che compongono il laboratorio; mi trovo a visitare un mondo che fino a poco prima era per me un’ incognita assoluta; vedo macchinari, fiale, provette e campioni di cellule il cui studio approfondito richiede mesi se non anni. – Ho investito in una delle mie ricerche più redditizie- prosegue la dottoressa- ben cinque anni di lavoro! –
Noto subito dunque che il lavoro di un ricercatore è un lavoro di pazienza, tenacia e precisione; per ottenere risultati concreti ci vuole tempo e soprattutto caparbietà.
La dottoressa mi spiega ogni cosa con la dedizione che possiede solamente chi ama profondamente il proprio lavoro; mentre mi parla colgo nei suoi occhi la scintilla di passione che anima da anni le sue ricerche, la stessa passione che quotidianamente Mara trasmette a sua figlia Amelie di 11 anni.
– Amelie è cresciuta a Londra, nel periodo in cui lavoravo al “ Institute of Cancer Research”; ci siamo trasferiti in Italia circa due anni fa. Non ho mai smesso di parlarle del mio lavoro; credo sia importante per lei capire quello che faccio e soprattutto perché lo faccio; mi rende ancora più orgogliosa.-
Far combaciare la propria vita tra lavoro e famiglia non è facile, soprattutto se ciò di cui ci si occupa richiede tempo e pazienza. – Molto spesso accadeva- mi racconta Mara- quando eravamo ancora a Londra, che io ed il mio compagno avevamo degli orari di lavoro molto lunghi ed era difficile conciliare tutto perciò portavamo Amelie con noi in laboratorio e lei ne era entusiasta! Nostra figlia è cresciuta con la consapevolezza di quello che facciamo ed ha sempre avuto un approccio positivo e curioso verso il nostro lavoro.-

Le parole della dottoressa sono quelle di una mamma serena che ha deciso di crescere sua figlia facendole abbracciare la causa per cui ogni giorno si impegna tanto.
Molto spesso c’è chi riesce a dividere nettamente la vita privata dal lavoro, Mara invece ha deciso di creare un’armonia tra le due parti e di condividere con la famiglia ogni cosa.
Mi mostra dei disegni bellissimi – questi, – mi dice- li ha fatti Amelie per me quando partivo per dei convegni; spesso mi assentavo e lei al mio ritorno mi faceva trovare questi disegni facendomi capire che le mancavo ma che allo stesso tempo comprendeva il motivo della mia assenza.-
Quelli di Amelie più che disegni sono delle vere e proprie lettere dedicate alla sua mamma perché, si sa, la cosa più semplice e spontanea che facciamo quando ci manca qualcuno è scrivergli.
La dottoressa Vinci al termine del nostro incontro, ci tiene a mostrarmi qualcosa a cui ha lavorato con la sua PhD student, che ai miei occhi si rivela assolutamente inaspettato; ci sono delle immagini di cellule che, attraverso l’uso di “marcatori” fluorescenti a contrasto, creano un effetto sorprendente, sembrano quasi dei dipinti. Li definirei dei
“quadri sbagliati”, sbagliati perché nati spontaneamente dallo studio di cellule malate che, seppur malate e danneggiate, racchiudono una bellezza rara e nascosta, una bellezza “collaterale”.
Ecco, credo sia questo il senso della mia intervista, credo sia questo ciò che Mara insegna a sua figlia: cogliere quella bellezza inaspettata e straordinariamente potente che può scaturire da ogni cosa, dalla forza della ricerca in questo caso.
Il ruolo della mamma e quello del ricercatore si somigliano tanto in fin dei conti: un paziente non vede mai il ricercatore ma sa che c’è, sa che il suo lavoro, tenace e meticoloso, ha contribuito al suo benessere; così è la mamma: cresce i figli con pazienza e premura senza che se ne accorgano chiedendo in cambio solamente la loro felicità.

Ringrazio nuovamente la dottoressa Maria Vinci per il tempo prezioso che mi ha dedicato e faccio i miei auguri a tutte le mamme: neo-mamme, mamme di altre mamme, madri che combattono una battaglia insieme ai propri figli, madri che lavorano, madri che studiano, madri sole, madri giovani, madri che desiderano esserlo con tutto il cuore, madri che, proprio come Mara, insegnano ogni giorno qualcosa di meraviglioso ai propri figli.

Di Ludovica Onorati

Associazione “HEAL – ONLUS”

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#possocontaresudite?

Posso contare su di te?

Dal 14 aprile verrà trasmesso il nostro spot creato con collaborazione con Elena Santarelli , la madrina di progettoheal, Angela Mastronuzzi, responsabile del nostro staff medico , Simone De Biase , co-fondatore dell’Associazione ed il mitico Bobo Vieri che da sempre ci sostiene!
Ecco quindi una breve presentazione di ciò che siamo e di ciò che facciamo solo attraverso il vostro aiuto.
Un ringraziamento speciale va a Gabriele Muccino!
La ricerca ha sempre bisogno di voi
#possocontaresudite? 💚
#progettoheal
#futurebrain

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“SPECIALmente papà”

Breve intervista a Simone De Biase

Le parole sono un po’ come il vestito giusto per un’occasione, vanno scelte bene e con cura se non si vuole sbagliare.
Ecco, questo è il caso in cui di parole non me ne vengono in mente tante perché non credo ci siano né ci saranno mai quelle giuste per raccontavi questa storia.
Oggi la mia intervista voglio dedicarla ad una persona che odia essere definita speciale, ma che alla fine lo è. Oggi dedico la mia intervista ad un padre eccezionale che tutti meritate di conoscere.
Devo ammettere che forse questo è stato il mio articolo più “sofferto”, data la resistenza che aveva al riguardo l’intervistato, ma alla fine ce l’ho fatta, dovevo raccontarvi questa storia, non potevo non farlo.
Consideratelo come un bellissimo regalo per la festa del papà un po’ in ritardo perché, anche se è una frase banale, alla fine il papà si festeggia tutti i giorni.

Quelli di voi che conoscono bene la nostra Associazione conosceranno sicuramente anche Simone, lui non è parte di Heal, lui è il cuore.
Simone ha 38 anni e nel 2016, insieme a sua moglie Serena, ha fondato Heal Onlus; Heal è cresciuta dentro di lui come una necessità, la necessità di aprire una finestra sulla scienza per tutte le famiglie che, come lui ha fatto in passato, vivono ogni giorno la malattia oncologica dei propri figli.
Quando l’ho conosciuto per la prima volta mi ha dato subito l’impressione di una persona buona e semplice, uno di quelli che se ti apre il cuore ci trovi un universo dentro ed infatti non mi sbagliavo.
Come prima domanda chiedo a Simone di presentarsi; sapete qual’è la prima cosa che mi dice? “ Sono un papà.” –
– “ Ho due bambini, Enea, di appena un mese e mezzo, e Gaia che avrà per sempre cinque anni.
Ho sempre voluto crescere i miei figli con il rispetto per ciò che li circonda, la natura prima di tutto, ecco perché ho chiamato mia figlia Gaia, un omaggio alla madre terra.-
Simone è una di quelle persone che riesce a rendere qualsiasi cosa interessante, quando ti spiega qualcosa ti racconta sempre una storia ecco perché forse mi resta difficile raccontarvi la sua.
L’ho definito un papà “speciale”, perché a mio parere genitori come lui che lottano o hanno lottato tanto e creduto e sperato e non si sono mai arresi del tutto, possiedono una forza che va al di là della mia immaginazione.
– Non mi considero un papà speciale ma un uomo speciale in quanto papà- mi dice Simone – credo ci sia qualcosa di straordinario nel diventare padre..è un compito difficile che si porta avanti con orgoglio, non saprai mai se hai svolto bene questo meraviglioso incarico però dedichi comunque tutto te stesso.-
E’ vero, essere un genitore non ha mai delle regole fisse e ci sono dei momenti in cui purtroppo si deve essere forti sia per se stessi sia per i propri figli ed è questo il caso di Simone che è stato forte fino alla fine per lui e per la sua bambina Gaia.
– Un episodio che vorrei tanto condividere, quello che poi mi ha spinto a fondare Heal, riguarda proprio i medici… Ero a casa, a 150 chilometri lontano da Roma, eravamo appena tornati con la mia bambina da una risonanza magnetica con risultato positivo eppure sentivo che qualcosa non andava; qualcosa mi diceva di controllare a fondo, non ero pienamente convinto. Così ho chiamato i medici che si occupavano di mia figlia dicendo che quella sera stessa sarei tornato a Roma in pronto soccorso per dei controlli.
Era un sabato mi pare, loro dovevano essere ovviamente a casa.
Appena entrai in pronto soccorso con stupore li trovai lì ad aspettarmi… Ecco vederli tutti lì, per mia figlia, per noi, mi lasciò piacevolmente sorpreso; all’epoca non c’era nessun tipo di legame affettivo che ci univa a quei dottori eppure erano là per ricordarmi che la loro “ casa” erano anche i nostri figli.
Questo episodio mi ha spronato a creare qualcosa che celebrasse questo legame: quello tra scienza e famiglia.-
Infatti è così, Heal è speciale proprio perché sono le famiglie a contribuire alla scienza.

Come ultima domanda chiedo a Simone di lasciare un suo messaggio personale ad un padre che come lui ha vissuto o vive ogni giorno la malattia del proprio figlio – Non so cosa dire; è difficile perché ognuno reagisce a suo modo- mi dice Simone- quello che posso consigliare però è questo: non bisogna credere a chi alimenta le nostre paure ed a chi ci gonfia di superflue speranze e soprattutto non bisogna trasmettere la nostra paura ai nostri figli. Mia figlia non ha mai avuto paura, è stata sempre gentile e coraggiosa, sempre.
Bisogna credere invece a chi ha fatto della scienza la propria vita; questo è il futuro, questa è la speranza.-

Se un giorno dovessero chiedermi: “raccontami qualcosa di incredibile che hai visto nella tua vita” senza dubbio racconterei questo; racconterei la storia di Simone che è riuscito a costruire qualcosa per se stesso e sopratutto per gli altri quando ormai per lui tutto sembrava non avere più un senso.
Potrei citarvi a questo punto un’infinità di frasi di circostanza “ il dolore rende più forti, il dolore aiuta a crescere etc etc..” ma la verità è una sola: il dolore è solo dolore, siamo noi a dargli un senso perché in fin dei conti la differenza tra sofferenza e speranza è solo di poche lettere e Simone ne è la prova.

Ringrazio Simone De Biase per il suo tempo e per aver condiviso con me e con voi la sua storia.

Di Ludovica Onorati

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“L’ospedale di giorno”

In Day Hospital con la Dottoressa Antonella Cacchione

La dottoressa Antonella Cacchione mi accoglie con un grande sorriso, uno di quei sorrisi che dagli angoli della bocca trasmette serenità e speranza; mi accompagna nel suo studio, lo studio in cui ogni giorno riceve tantissimi pazienti di età pediatrica, affetti da tumori cerebrali.
Subito noto la parete alle sue spalle: è ricoperta di disegni, un’esplosione di colore che per qualche istante mi fa dimenticare dove mi trovo e mi scrolla via il perché di quel posto.
Il Day Hospital è un luogo particolare, i pazienti lo affollano ogni giorno per consulti, risonanze, chemioterapie, radioterapia ed ogni genere di terapia di supporto o medicazione che non richiede degenza continuativa; un piccolo mondo a sé, il “microcosmo” della neuro-oncologia come l’ha definito la dottoressa Cacchione.
La dottoressa è specialista in onco-ematologia pediatrica e lavora presso l’Ospedale Bambino Gesù dal 2012, occupandosi da sempre di tumori cerebrali.
 I pazienti con lei affrontano una malattia che è un percorso; è suo compito e suo piacere infatti seguirli dal primo giorno di terapia all’ultimo.

– Il lato positivo del Day Hospital – dice- è che i bambini, dopo i trattamenti, tornano a dormire nel loro letto, tornano a casa. Le giornate sono intense e lunghe ma i pazienti le affrontano con maggior grinta perché sanno che poi non dovranno fermarsi qui.- 
Ci sono poi una serie di attività extra che accompagnano e scandiscono la giornata dei piccoli pazienti come la Clown-terapia, la ludoteca, i volontari, i corsi scolastici, la fisioterapia, i colloqui con gli psicologi, tutte attività che aiutano a sopportare meglio il percorso ospedaliero. 
La dottoressa ci spiega che, al momento del nostro incontro, in day hospital ci sono circa 100 – 140 bambini con diverse patologie oncologiche ed in media, giornalmente, 20 di loro hanno un tumore cerebrale in una fascia d’età varia: – ci sono bambini sotto l’anno di vita, così come pazienti oltre i 18 anni, che vengono curati in questo ospedale perché affetti da neoplasie tipiche dell’età pediatria- dice la dottoressa – 
La dottoressa ha a che fare ogni giorno sia con piccoli pazienti che hanno appena iniziato il loro percorso di cura, sia con chi ormai è guarito ed ha combattuto la malattia con coraggio e grinta. – Una cosa che apprezzo molto e trovo estremamente importante – mi dice – è vedere entrare in contatto ex pazienti con bambini attualmente in terapia; questo è un grande stimolo per affrontare la malattia perché i piccoli possono confrontarsi con chi prima di loro ha fronteggiato la malattia.-
Durante tutto il percorso di cura è importantissimo anche il ruolo svolto dalle famiglie, sono il punto di forza di un bambino; bisogna considerare anche il modo in cui loro vivono la malattia del proprio figlio, ecco perché la dottoressa Cacchione ci tiene a sottolineare come il progetto di Heal si ripercuota sul suo lavoro; ha definito la nostra associazione come un “ponte”, un ponte tra la scienza e le famiglie. – Heal non è solamente un aiuto concreto per quanto riguarda la ricerca, è anche un supporto emotivo, ci sostiene a 360 gradi, sotto tutti i punti di vista; non si tratta solamente di accrescere la conoscenza, la possibilità di lavoro e la formazione di medici, biologi ed infermieri permettendo di assistere a convegni, attività di ricerca ed altro; oltre a questo c’è un valore etico/morale che permea l’impegno che l’Associazione ha preso con questo ospedale, un valore che nasce dalle famiglie stesse e passa attraverso noi medici e ricercatori. Il motore del mio lavoro dunque è la ricerca che va sempre avanti. La neuro-oncologia pediatrica sta acquisendo nuovi aspetti e possibilità grazie alle metodiche diagnostiche e terapeutiche di nuova scoperta.-

Come ultime domande per la dottoressa mi riservo quelle più difficili, le domande un po’ spiazzanti, quelle per cui non si ha mai una risposta pronta; guardandola vedo professionalità ed umanità allo stesso tempo e non faccio che chiedermi se sia possibile non portare il lavoro a casa almeno per un giorno, uscire dal reparto, resettare la mente e non pensare almeno per un secondo ad un determinato paziente, ad una terapia o una risonanza. La risposta? Ovviamente no.
– … Non c’è giorno in cui torni a casa senza pensare ai miei pazienti- dice la dottoressa- la cosa che mi salva è il mio camice; il fatto di stare dall’altro lato della scrivania mi permette di non essere troppo succube dei miei sentimenti…di ricordare e utilizzare la professionalità…Una volta feci “l’errore” di andare a casa di un mio paziente… ecco, entrare nel suo mondo, vedere la sua stanza, i suoi giocattoli, la sua quotidianità fu emotivamente troppo per me, scoppiai a piangere.-
Tutto questo mi ha fatto riflettere: c’è forse una possibile linea di confine che divide in questo lavoro il lato emotivo da quello professionale? C’è qualcosa che, anche quando le emozioni sovrastano la razionalità, spinge ad andare avanti sempre? Certo, la gratitudine.
– La cosa che amo di più del mio lavoro, quella che mi rende felice ed appagata di farlo è il sorriso, anche di un solo bambino che ce l’ha fatta, che torna a farmi visita, mi porta un regalo, mi abbraccia, mi racconta la sua vita, che semplicemente mi guarda e mi dice grazie; ecco, questo è il lato più bello del mio lavoro.-
La dottoressa mi sorride, le sue parole sincere e trasparenti mi raccontano tutto senza intermezzi, è rassicurante. Continuo a fissare le pareti alle sue spalle pensando che dietro ogni disegno sul muro, ogni oggetto sulla scrivania c’è il ricordo di un bambino che ha aiutato. – bisogna amarlo profondamente questo lavoro, bisogna amarlo con tutte le proprie forze perché da soddisfazioni inimmaginabili, ti cambia il modo di percepire la vita- dice la dottoressa- sfiorare ogni giorno le estremità della vita e lottare ed onorarla..rende tutto diverso; prendersi cura di questi bambini e sentirsi almeno un po’ utili fa vivere meglio.-
L’ultima domanda che le faccio riguarda una foto, non ho potuto fare a meno di notarla, è bellissima; c’è una luce calda sullo sfondo, la dottoressa ha in braccio una piccola paziente che la stringe forte a sé; si percepisce dai loro sguardi una forte intimità che le unisce, un legame indistruttibile nato proprio lì, in reparto. – Lei è Sofia, ha 9 anni- mi racconta la dottoressa- ha cominciato il suo percorso terapeutico a soli 3 anni e mezzo, ha una storia lunga.
Mi vuole molto bene e si è affezionata a me da subito; ogni volta viene a trovarmi nel mio studio e mi abbraccia, mi annusa, gioca con i miei capelli…è dolcissima.-
Aiutare pazienti come Sofia fa parte della quotidianità per la dottoressa Cacchione, una quotidianità mai scontata che le permette ogni giorno di realizzare se stessa tramite gli altri; è questo in fin dei conti a renderci vivi: la consapevolezza di aver contribuito, seppur in minima parte, alla speranza di chi crede in noi.

Di Ludovica Onorati

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