” La bellezza collaterale”

In laboratorio con la dottoressa Maria Vinci.

Oggi, 12 maggio, si celebra la mamma.
Ho pensato dunque, in questa speciale occasione di presentarvi una mamma straordinaria che da due anni lavora a fianco della nostra Associazione ed ha trasmesso a sua figlia l’amore per il proprio lavoro.
Mi trovo nella sede dell’Ospedale Bambino Gesù situata nella zona di Basilica San Paolo a Roma per incontrare Maria Vinci.
La dottoressa Vinci, che tutti chiamano affettuosamente Mara, è specialista in biologia cellulare e biotecnologie mediche, laureata in Italia, con dottorato e anni di ricerca all’esterno in Germania e poi in Inghilterra. Dal 2017 lavora presso il Bambino Gesù e da allora è entrata a far parte dello staff medico di Heal e, con grande orgoglio e soddisfazione, guida un gruppo di ricerca in campo neuro oncologico pediatrico.

Mara Vinci mi accoglie con entusiasmo e mi invita a visitare l’intero laboratorio dove ogni giorno, insieme al resto della sua equipe, conduce minuziose ricerche.
– E’ estremamente importante,- mi spiega – adottare sempre un lavoro di squadra; un ricercatore non è nessuno da solo, avere un team al proprio fianco è essenziale per raggiungere ottimi risultati.-
Entriamo dunque nelle numerose stanze che compongono il laboratorio; mi trovo a visitare un mondo che fino a poco prima era per me un’ incognita assoluta; vedo macchinari, fiale, provette e campioni di cellule il cui studio approfondito richiede mesi se non anni. – Ho investito in una delle mie ricerche più redditizie- prosegue la dottoressa- ben cinque anni di lavoro! –
Noto subito dunque che il lavoro di un ricercatore è un lavoro di pazienza, tenacia e precisione; per ottenere risultati concreti ci vuole tempo e soprattutto caparbietà.
La dottoressa mi spiega ogni cosa con la dedizione che possiede solamente chi ama profondamente il proprio lavoro; mentre mi parla colgo nei suoi occhi la scintilla di passione che anima da anni le sue ricerche, la stessa passione che quotidianamente Mara trasmette a sua figlia Amelie di 11 anni.
– Amelie è cresciuta a Londra, nel periodo in cui lavoravo al “ Institute of Cancer Research”; ci siamo trasferiti in Italia circa due anni fa. Non ho mai smesso di parlarle del mio lavoro; credo sia importante per lei capire quello che faccio e soprattutto perché lo faccio; mi rende ancora più orgogliosa.-
Far combaciare la propria vita tra lavoro e famiglia non è facile, soprattutto se ciò di cui ci si occupa richiede tempo e pazienza. – Molto spesso accadeva- mi racconta Mara- quando eravamo ancora a Londra, che io ed il mio compagno avevamo degli orari di lavoro molto lunghi ed era difficile conciliare tutto perciò portavamo Amelie con noi in laboratorio e lei ne era entusiasta! Nostra figlia è cresciuta con la consapevolezza di quello che facciamo ed ha sempre avuto un approccio positivo e curioso verso il nostro lavoro.-

Le parole della dottoressa sono quelle di una mamma serena che ha deciso di crescere sua figlia facendole abbracciare la causa per cui ogni giorno si impegna tanto.
Molto spesso c’è chi riesce a dividere nettamente la vita privata dal lavoro, Mara invece ha deciso di creare un’armonia tra le due parti e di condividere con la famiglia ogni cosa.
Mi mostra dei disegni bellissimi – questi, – mi dice- li ha fatti Amelie per me quando partivo per dei convegni; spesso mi assentavo e lei al mio ritorno mi faceva trovare questi disegni facendomi capire che le mancavo ma che allo stesso tempo comprendeva il motivo della mia assenza.-
Quelli di Amelie più che disegni sono delle vere e proprie lettere dedicate alla sua mamma perché, si sa, la cosa più semplice e spontanea che facciamo quando ci manca qualcuno è scrivergli.
La dottoressa Vinci al termine del nostro incontro, ci tiene a mostrarmi qualcosa a cui ha lavorato con la sua PhD student, che ai miei occhi si rivela assolutamente inaspettato; ci sono delle immagini di cellule che, attraverso l’uso di “marcatori” fluorescenti a contrasto, creano un effetto sorprendente, sembrano quasi dei dipinti. Li definirei dei
“quadri sbagliati”, sbagliati perché nati spontaneamente dallo studio di cellule malate che, seppur malate e danneggiate, racchiudono una bellezza rara e nascosta, una bellezza “collaterale”.
Ecco, credo sia questo il senso della mia intervista, credo sia questo ciò che Mara insegna a sua figlia: cogliere quella bellezza inaspettata e straordinariamente potente che può scaturire da ogni cosa, dalla forza della ricerca in questo caso.
Il ruolo della mamma e quello del ricercatore si somigliano tanto in fin dei conti: un paziente non vede mai il ricercatore ma sa che c’è, sa che il suo lavoro, tenace e meticoloso, ha contribuito al suo benessere; così è la mamma: cresce i figli con pazienza e premura senza che se ne accorgano chiedendo in cambio solamente la loro felicità.

Ringrazio nuovamente la dottoressa Maria Vinci per il tempo prezioso che mi ha dedicato e faccio i miei auguri a tutte le mamme: neo-mamme, mamme di altre mamme, madri che combattono una battaglia insieme ai propri figli, madri che lavorano, madri che studiano, madri sole, madri giovani, madri che desiderano esserlo con tutto il cuore, madri che, proprio come Mara, insegnano ogni giorno qualcosa di meraviglioso ai propri figli.

Di Ludovica Onorati

Associazione “HEAL – ONLUS”

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2019-05-12T12:48:37+02:00